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2014. Un metodo diverso per raccontarsi come è andata.

Ancora pochi giorni e questo 2014 ci saluterà. Com’è andata?

In questi giorni siamo un po’ tutti quanti portati a fare la conta dei successi o la conta dei “danni”. Soprattutto iniziamo ad essere già proiettati verso il 2015, caricandolo di aspettative e speranze per noi e per le persone a noi care.

Prima di affrontare il tema di quello che “desideriamo” aspettarci per il 2015 (lo faremo in un prossimo articolo), voglio “rimanere” con voi sul 2014 e provare a fornirvi una diversa chiave di lettura per leggere quanto vi è accaduto quest’anno.

Siamo dei gran matematici. Quello che solitamente facciamo, e siamo più facilmente portati a fare, è la conta degli avvenimenti positivi e negativi di quanto accaduto. Una bella “somma algebrica” per capire se ci è andata bene o male. Si tratta di un meccanismo inconscio, perché siamo stati abituati sin da piccoli a ricevere voti e, poi da grandi, ad esprimere e dare voti.

La vita è ricca di avvenimenti che hanno risvolti positivi e negativi. A volte quelli positivi sono dei gran successi, a volte quelli negativi possono essere estremamente difficoltosi, se non addirittura drammatici.  Ognuno ha il suo personale metro per misurare ciò che gli accade.

Per alcuni il successo è svegliarsi la mattina e ritrovarsi con i propri cari. Per altri è affermarsi nel proprio lavoro o continuare ad averne uno. Per altri è vedersi accettati e sentirsi importanti nella comunità in cui si vive. E così via; ognuno di noi ha la propria definizione di successo e le sue priorità di bisogni\valori.

Cos’è che può andare storto? Un brutto voto a scuola o all’università, una relazione famigliare difficile, il sentirsi non accettato, la perdita del lavoro, una malattia dura da affrontare, un lutto. La vita è ricca di difficoltà. Non si possono nascondere.

Se avete la pazienza di dedicarmi ancora qualche minuto, voglio condividere con voi il metodo che utilizzo per “raccontarmi come è andata”, e che prende le mosse da una celebre frase del Dalai Lama – “Quando perdi, non perdere la lezione”.  Frase che mi sono permesso di modificare, adattandola al mio spirito, nel modo seguente – “Sia nella vittoria che nella sconfitta, trai la lezione che ti serve”.

Vi racconterò  una versione semplificata.

Procedo nel modo seguente. Prendo il mio quaderno degli appunti personali (ne ho sempre uno con me da 17 anni a questa parte, un’abitudine professionale che ho traslato nella mia vita personale) e procedo ad elencare tutti gli avvenimenti che considero rilevanti nell’anno appena trascorso.

Cos’è un avvenimento rilevante? E’ qualcosa che è accaduto nella mia vita, considerata in tutti i suoi aspetti, e che ha prodotto un impatto che considero significativo. Siano essi negativi o positivi. Non mi metto a fare la conta algebrica, mi limito ad elencarli. Li raggruppo per categorie per me omogenee: salute,  famiglia, relazioni, lavoro, denaro, ….

Ora che ho i miei principali accadimenti e risultati raggiunti nel 2014 raggruppati come desiderato, inizio ad affrontare le singole categorie che ho identificato e all’interno di esse per ciascun evento, positivo  e negativo che ho evidenziato, mi chiedo quale lezione ho imparato e la scrivo di fianco.

Se è un evento o un risultato positivo, scrivo di fianco come e quali azioni ho compiuto per raggiungerlo, come mi sono comportato in quella situazione, su quali delle mie competenze tecniche o personali ho fatto principalmente leva. Quest’esercizio mi consente di aver maggiore consapevolezza degli “attrezzi” che già oggi ho a mia disposizione, ai quali già oggi posso far riferimento per raggiungere i miei obiettivi.

Se è un evento o un risultato negativo …. comprendo che può non essere facile riuscire a trarre la lezione. Circa 2 anni fa quando si interruppe il mio precedente rapporto di lavoro con un’azienda in cui lavoravo da 15 anni … bè non è stato facile, soprattutto perché “mi ero abituato” a lavorare in un certo modo e con certe sicurezze. Avevo davanti a me due strade. La prima , facile da percorrere, sarebbe stata quella di piangermi addosso, di fare la conta dei danni, di prendermela con i miei “capi” che non mi avevano capito, valorizzato … bla bla bla.  La seconda strada, più difficile da percorrere, sarebbe stata quella di chiedermi cosa in me “non ha funzionato” o, per meglio dire, cosa avrei potuto e dovuto fare in modo diverso, quale comportamento avrei dovuto avere, che tipo di relazioni avrei dovuto gestire in modo diverso, quali convinzioni avevo inconsciamente fatto lavorare contro di me, sabotandomi.

La seconda strada è quella che ho deciso di percorrere.  E così sono riuscito a trarre da quell’evento la mia personale lezione. Una lezione che non mi è servita per immaginare conclusioni diverse rispetto ad un passato ormai immodificabile, bensì una lezione rivolta al futuro per darmi le “indicazioni” necessarie per agire nel modo per me più proficuo. Da circa un anno quella società, una delle più grandi multinazionali della consulenza, è mia cliente. Lavoro con multinazionali e società quotate in borsa, ho insegnato in un Master universitario, scrivo per un’importante rivista di management, ecc ecc.

Torniamo all’esercizio. Se è un evento o un risultato negativo scrivo accanto la lezione che ho imparato, e che sono sicuro mi potrà servire in futuro per evitare o minimizzare eventuali situazioni simili, qualora dovessero nuovamente accadere. L’esempio che vi ho dato è relativo alla sfera professionale, ma lo potete applicare a ciascuna delle categorie della vostra vita che avete identificato.

Quando completo l’esercizio non ho un insieme di “bene” e di “male” da sommare o da dimenticare.

Ho una lista di “lezioni” utili che ho imparato e che sono sicuro che, a prescindere dagli eventi che le hanno generate, mi potranno servire in futuro.

Buon lavoro! … e vi auguro di passare serenamente e felicemente queste ultime ore del 2014!

Massimo Negro
Consulente di Direzione Aziendale
Business Coach, Trainer