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Intolleranze e dieta … il ruolo del coaching nell’alimentazione

“Non c’è dono più grande che tu possa fare a te stesso che prenderti cura del tuo corpo.” 

Intolleranze e Alimentazione Green Apple TeamQuesta affermazione mi ha spinta a realizzare l’appuntamento del 19 maggio 2014 con il Dott. Michele Vania, medico omeopatico ed esperto in medicina di biorisonanza e omotossicologia. Dai miei studi ho avuto modo di rilevare che esiste un profondo nesso tra il nostro corpo e la nostra mente; ciò che accade nel corpo condiziona la nostra mente e viceversa. Ma spesso il corpo diventa il nostro padrone, per cui diventiamo burattini in mano alle richieste di soddisfazione di un corpo ormai assuefatto alle cattive abitudini alimentari che abbiamo sviluppato negli anni, distrattamente.

Questo appuntamento ci è servito per capire quale tipo di “carburante” dobbiamo inserire nel nostro “motore” per poter avere prestazioni migliori, non solo fisiche ma anche mentali, comprendendo da dove risalgono alcuni nostri comportamenti automatici rispetto al cibo.

Molti studi in campo pedagogico hanno messo in evidenza come la costruzione dell’identità passa anche attraverso la nostra relazione con il cibo sin dall’inizio della nostra vita, assumendo connotati di tipo etico-culturale e  biologico. Diventa per cui una responsabilità del genitore capire come può creare abitudini alimentari sane.


Bimbo nel GremboIl cucciolo d’uomo è totalmente dipendente dalle cure che riceve dagli adulti, perché deve essere nutrito, coperto (non ha alcun tipo di pelliccia naturale), riscaldato.

Nel grembo materno la relazione è simbiotica. Dopo, nelle fasi successive, si dirige verso l’autonomia per permettere la costituzione del vero sé, cioè la capacità di riconoscere i veri bisogni personali, riconoscere quello che si prova e che si sente.

All’inizio l’identità del bambino passa attraverso la conferma dell’adulto, “l’adulto sa riconoscere chi sono io”, il bambino si aspetta che noi sappiamo riconoscere i suoi veri bisogni, quindi si fida di ciò che lo portiamo a credere.

Bimbo che PiangePensiamo ai pianti dei bambini piccoli che sono programmati per suscitare comportamenti di conforto o attaccamento nei genitori. Siccome loro sanno comunicare solo in quel modo, i genitori devono decifrare le loro richieste. I neonati a volte sembrano delle vere e proprie sirene. Ci sono notti che urlano per delle ore e giornate che sembrano non finire mai. È il loro modo per comunicare, per dire che sono stanchi, hanno fame, sonno o mal di pancia. Una mamma impara a decifrare le lacrime del suo piccolo giorno dopo giorno.
AllattamentoMa qual è il primo tentativo di risposta a quella richiesta che spesso molte mamme provano? Lo attaccano al seno, perché magari ha fame, quindi risposta automatica “SE PIANGE HA FAME”.
Magari avrà avuto sonno, avrà sentito rumori, gli avrà dato fastidio il lenzuolo, stava in una posizione  scomoda, voleva solo una coccola…allora il bambino interiorizza che “PER SODDISFARE OGNI BISOGNO DEVE MANGIARE”.

E quando crescerà cercherà spesso sollievo nel cibo…

PROBLEMI A SCUOLA?
SOLLIEVO-MANGIO.
PROBLEMI CON IL FIDANZATO?
SOLLIEVO-MANGIO.
PROBLEMI CON … MANGIO …

Cosa fare per far cambiare queste convinzioni che determinano scelte sbagliate?

FARE domande!

•Far comprendere come si sentiva prima di mangiare e dopo.

•Perché  scatta il desiderio di mangiare.

Se impariamo a conoscerci, smetteremo di vedere il cibo come elemento che soddisfa  ogni bisogno o disagio e impareremo a sostituire la risposta automatica con la giusta azione.

“I pesci sono amici, non cibo. Ricorda la promessa BRUTO”

 

In questo spezzone del film ALLA RICERCA DI NEMO possiamo comprendere quanto sia difficile spezzare un’abitudine forte e quanto sia facile tornare alle vecchie abitudini in una situazione di stress.

Bruto, lo squalo, dice all’amico: “Solo un morso”. Questa frase è emblematica di molte volte in cui abbiamo provato a fare una dieta e poi non ce l’abbiamo fatta. Il nostro cervello quando è sottoposto ad uno stress cerca la risposta che conosce di più per trovare una gratificazione immediata.
Chi vuole avere un bell’aspetto ed una buona forma fisica? Eppure non ha avuto risultati duraturi da una dieta, perché è bastato un niente per tornare al peso precedente.
Per ottenere risultati duraturi dovremmo imparare a pensare che un’alimentazione sana, serve per mantenere il nostro corpo in salute, perché il corpo è il tempio della nostra anima.

CONVINZIONI-DECISIONI-AZIONI

La nostra salute fisica dipende dalle decisioni che prendiamo, ma esse sono frutto delle convinzioni che governano la nostra idea di salute.

Per massimizzare l’energia, la vitalità e, più in generale, la nostra salute dobbiamo per prima cosa esaminare le nostre credenze. Esse oltre a condizionare noi stessi condizioneranno le scelte dei nostri figli. Per educare ai principi di una sana alimentazione, oltre alla conoscenza è di fondamentale importanza essere di esempio.

GANDHI E LO ZUCCHERO.

Si racconta che una donna portò suo figlio da Gandhi, voleva mangiare sempre zuccheri ma aveva il diabete e così facendo metteva in pericolo la sua salute. La donna decise di prendere il figlio con sé, di percorrere tre giornate di cammino, e di raggiungere la casa del Mahatma Gandhi. Pensava che se glielo avesse detto lui di smettere di mangiare zuccheri, lui lo avrebbe ascoltato.
Gandhi la ricevette, la ascoltò e le disse di tornare dopo tre settimane.
La donna tre settimane dopo, bussò di nuovo alla porta di Gandhi. Lui la ricevette, la ascoltò, di nuovo, ma questa volta si voltò al figlio e disse: “Ragazzo, non mangiare zucchero”. La donna con grande stupore disse: Gandhi tre giorni di cammino mi separano dalla tua casa, perché non hai fatto questo tre settimane fa? Perché non hai parlato a mio figlio l’altra volta?” Gandhi guardò la donna e disse: “Donna tre settimane fa, io ero goloso di zucchero”.

Diventa il cambiamento che desideri vedere nel mondo.

Concetta Strafella
La Coach degli studenti … e non solo

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