Home » Business Coaching » La Sindrome di Atlante.

La Sindrome di Atlante.

Anche chi non ha studiato i poemi dell’antica Grecia conosce l’infausto destino che toccò ad Atlante, uno dei grandi titani che popolavano i racconti dell’antica tradizione greca, prima dell’avvento degli dei dell’Olimpo guidati da Zeus con la sua tremenda folgore. E fu proprio quest’ultimo che condannò il titano ad una terribile punizione, quella di reggere sulle proprie spalle l’intera volta celeste. Senza di lui, se dessimo credito alla mitologia greca, il cielo ci cadrebbe addosso.

Sindrome di Atlante

E’ una storia affascinante che ci viene tramandata ormai da millenni. Eppure vi posso assicurare che io Atlante l’ho conosciuto. Anzi, ad essere sincero, di Atlante ne ho conosciuti e ne conosco più di uno.

“Senza di me l’azienda va a rotoli..”

“Basta che manco qualche giorno e quando ritorno trovo …”

“Non mi posso allontanare un attimo …”

“Non ho un momento per respirare …”

“Mi piacerebbe tanto … ma non mi posso allontanare …”

Queste frasi vi suonano familiari?

Dovete sapere che Atlante prima di essere condannato alla sua pena, ebbe tempo e modo di mettere al mondo diverse figlie e figli. Per cui pare che una larga maggioranza degli imprenditori che oggi si “affannano” nel mondo degli affari siano in qualche modo discendenti del maestoso titano. Non solo. Pare che essi stessi si tramandino l’antica maledizione che colpì il loro progenitore: “Senza di me casca il mondo!”. Quella che a me piace chiamare come la Sindrome di Atlante.

Ovviamente non mi riferisco ad imprenditori senza personale, ma a chi è titolare e gestore di aziende in cui ha del personale dipendente a sua disposizione.

Caro imprenditore, se mancando anche per una sola giornata pensi di non trovare le “cose in ordine”, ho una brutta notizia da darti: le cose potrebbero stare peggio di come tu pensi.

Questo sentimento di profonda preoccupazione che alberga in molti piccoli e medi imprenditori è facilmente spiegabile. Ogni singolo pilastro dell’azienda è stato tirato su con sudore e sacrifici, soprattutto personali. L’imprenditore sente la propria azienda alla stessa stregua di un figlio. Addirittura, il più delle volte, questa sensibilità verso la propria azienda è ancora più acuta. Da un figlio, quando questi cresce, prima o poi ci si stacca, volenti o nolenti; è una delle regole immutabili della vita. E dalla propria azienda? Questo risulta per molti più difficile, se non impossibile.

“Qualunque decisione deve passare da me”, “Voglio essere informato subito delle cose che accadono”, “Sono io a dire l’ultima parola” … è un atteggiamento sbagliato?

No, se ci riferiamo a scelte importanti che vanno prese sicuramente alla presenza dell’imprenditore. Si, se questo atteggiamento, come accade spesso, viene tenuto anche per le faccende più ininfluenti, quelle di normale e ordinaria gestione aziendale.

Assumere un comportamento come quello di Atlante, piegato dal peso della responsabilità e incapace di alzare la testa, può portare ad una sensazione di completa padronanza e per certi versi di sicurezza rispetto a quello che accade all’interno della propria azienda. Si torna a casa ingolfati di problemi ma con la “certezza” che è tutto sotto controllo.

Ma c’è qualcos’altro di altrettanto sicuro che si viene a determinare: stai perdendo una marea di opportunità, molte delle quali significativamente profittevoli.

Devi seguire  tutti i clienti? No! A te come imprenditore spetta il compito di intrattenere relazioni con i tuoi migliori clienti e, soprattutto di trovarne di nuovi, auspicabilmente anche più profittevoli di quelli attuali. Ricordatevi che uno degli obiettivi dell’imprenditore è quello di creare clienti; ma se stai sempre all’interno della tua azienda questo accadrà di rado.

Devi star dietro a tutti i fornitori? No! Intrattieni e stabilisci rapporti di partnership soltanto con quelli più importanti.

Devi conoscere per filo e per segno quello che accade nel reparto produttivo? No! Il tuo compito è dedicarti a scoprire nuove tecniche di produzioni più efficaci ed efficienti, materiali innovativi, … non stare dietro al singolo operaio o operaia.

La lista dei No! è lunga e sono sicuro che in molti si stanno riconoscendo in quello che ho scritto. Se l’imprenditore prima o poi non prende coscienza di essere afflitto dalla Sindrome di Atlante rischia di giungere al punto in cui, pur avendo una marea di buone idee, non saprà come fare per realizzarle e si determinerà una situazione in cui non riuscirà più a crescere. Il peso delle responsabilità, dalla faccenda più inutile a quella più critica, pesando per intero solo sulle sue spalle gli impedirà di muoversi, di fare anche il più piccolo dei passi.

Ci sono alcuni che pensano di mollare e di ricominciare a fare qualcos’altro nella speranza di alleggerirsi le spalle operando in qualche altro business. Stanno solo eludendo il problema. La Sindrome non colpisce solo in alcuni settori, lasciando l’imprenditore immune in altri. Questa è parte del vostro personale modo di essere. Per cui se non cambiate voi stessi, qualunque cosa di nuovo andrete a fare, è solo questione di tempo, dopo un po’ tornerà nuovamente a colpirvi. E tornerete ad essere “incasinati” come prima.

Vogliamo affrontare il capitolo “vita personale”? Meglio di no. Solitamente questi imprenditori hanno una vita personale di qualità molto discutibile.

Atlante, come tutti i personaggi della mitologia greca, pensò di risolvere diversamente il suo destino con la furbizia, cercando di far addossare ad altri il peso della sua responsabilità. Ma gli andò male. E questo accade anche nel mondo degli affari; fare il furbo alla lunga non regge.

La soluzione? La soluzione è nella squadra. E’ nelle persone che avete deciso di circondarvi. La soluzione è nella capacità, che dovete dimostrare di avere, di trasformare i vostri collaboratori in una squadra di cui voi stessi fate parte. La soluzione è nel trasformare un insieme di persone in un’organizzazione, con precisi ruoli e responsabilità.

“Non sono buoni a fare niente”… o quasi. Questa affermazione ha due possibili cause.
La prima è che tu ti sbagli. La Sindrome di Atlante ti ha accecato e ti vedi circondato solo da corpi dotati di braccia ma senza testa. Se non riesci a vedere e valutare correttamente le potenzialità delle persone che ti sono attorno, sappi che non solo sei distante anni luce dal concetto di “leadership” ma che hai ed avrai sempre enormi problemi relazionali e di produttività con i tuoi collaboratori, e questi non si sentiranno mai parte del tuo “sogno” di imprenditore. Se ti lavorano in modo decente è già un miracolo.

La seconda è che tu hai ragione. Sei più sereno nel sapere di avere ragione? Fossi in te non lo sarei perché circondandoti di persone “sbagliate” hai fallito come imprenditore. Di chi pensi sia la colpa? La colpa è sempre e soltanto tua, a meno che non le hai assunte costretto dall’avere una pistola puntata alla tempia.

La soluzione è sempre quella, non cambia. Ti devi dotare di una squadra, composta dalle giuste persone con le giuste competenze tecniche e personali. Ti devi dotare di un’organizzazione con specifici ruoli e riconoscere il valore  delle responsabilità che attribuisci a ciascuno.

Se hai costruito qualcosa che è destinata ad andare avanti solo se ci sei tu, sappi che prima o poi le difficoltà della vita ti porteranno ad allontanarti da essa, una malattia, un problema familiare, … e a quel punto questo sentimento di insostituibilità non risolto porterà l’azienda a trovarsi in gravi difficoltà, forse al fallimento.

Se sei afflitto dalla Sindrome di Atlante hai un’unica strada da percorrere: quello del cambiamento e della crescita personale.

Scegli di diventare un leader, non un semplice gestore. Scegli di alzare la testa e perseguire nuove opportunità di valore. Scegli di dare il giusto spazio alla tua vita personale e ai tuoi affetti più cari. Scegli di dedicare del tempo alla tua crescita e alla tua formazione.

Scegli di formare il tuo personale e di creare una squadra vincente. Il vero leader è colui che allena all’esercizio della leadership anche i suoi collaboratori.
“Ma se li formo e poi se ne vanno, alla fine ho sostenuto solo costi!” … ma se tu non li formi quanti soldi e opportunità oggi, in questo preciso momento, stai perdendo?

E’ semplice? No!
E’ difficile? No!
E’ complesso! Ma se come imprenditore non sei abituato a governare la complessità, dimmi, che imprenditore pensi di essere?

Massimo Negro
Consulente di Direzione Aziendale
Business Coach